Stamani un convegno sul disagio sociale. Per creare dei percorsi di reinserimento
Vuoti a perdere: esclusione sociale e cittadinanze incompiute” è il convegno che si è svolto stamani nel Salone de’ Dugento, organizzato insieme dal Centro Studi e Formazione “Oasi dei Padri Mercedari” L’incontro ha voluto rappresentare un momento di riflessione per tutte le realtà fiorentine impegnate nella lotta alle povertà, per le nuove forme di disagio e vulnerabilità sociale, diffuse oggi sul territorio nazionale. Per introdurre ho posto l’accento sul ruolo delle istituzioni, che devono superare la fase dell’assistenzialismo. “In una società come quella odierna può capitare a tutti di trovarsi in difficoltà, di passare da una situazione agiata a quello di povertà. Quindi, il ruolo dell’amministrazione non può essere quello di accompagnare le persone in difficoltà per il resto della loro vita, ma di creare le condizioni perché possano tornare autonome, con la creazione di percorsi che li aiutino al reinserimento sociale”. Durante il convegno è stato presentato il volume “Vuoti a perdere” curato dalla Fondazione Zancan, insieme alla Caritas Italiana. Dopo il dibattito, moderato da Nedo Baracani, docente di sociologia del lavoro alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Firenze, al quale hanno preso parte il vice-direttore della Caritas diocesana di Firenze Don Andrea Bigalli, Padre Dino Lai presidente delle Opere Mercedarie di Firenze, Annalisa Tonarelli, docente di sociologia dei gruppi alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Firenze e Tiziano Vecchiato responsabile scientifico della Fondazione Zancan, è stato celebrato il cinquantenario dei padri mercedari e del centro oasi, una comunità d’accoglienza dove convivono anziani ergastolani, quarantenni tossicodipendenti, giovani ragazzi albanesi: un paradigma generazionale dell’esclusione sociale.
Segue una scheda sulla presenza dei padri Mercedari a Firenze Nel Quartiere 3 di Firenze
Esiste, ormai da 50 anni, una comunità d’accoglienza dove convivono anziani ergastolani, quarantenni tossicodipendenti, giovani ragazzi albanesi: un paradigma generazionale dell’esclusione sociale. A gestirla sono i Padri Mercedari, appartenenti ad un ordine religioso fondato in Spagna nel XIII secolo per liberare gli schiavi cristiani fatti prigionieri dai mori. Dall’epoca dei viaggi in Terra Santa i Padri Mercedari si impegnarono nelle carceri, creando centri di accoglienza e parrocchie in tante città del mondo. A Firenze arrivarono all’inizio degli anni Cinquanta per fondare una comunità per ex detenuti: l’O.A.S.I. (Opera Assistenza Scarcerati Italiani) una sigla che andò trasformandosi negli anni, simbolo dei cambiamenti più generali cui andava incontro la comunità, in “Oasi”, metafora di un luogo di riposo che si offre all’accoglienza di persone con problemi diversi. L’Oasi, infatti, si rivolge a persone che hanno vissuto l’esperienza del carcere o di altri forti disagi per proporre loro un percorso di scoperta delle proprie risorse, soprattutto quelle spirituali. In 43 anni si è formata attorno alla comunità una rete di strutture e di servizi adatta all’accoglienza e al reinserimento sociale di ex tossicodipendenti, giovani (Casa Martino), minori provenienti dall’area penale (Casa Famiglia Don Zeno Saltini) e minori in stato di abbandono (Centro Mercede). Inoltre all’opera di assistenza i Mercedari di Firenze hanno affiancato anche un lavoro di riflessione e discussione. Per questo è stato creato il Centro Studi e Formazione Oasi che, in particolare, si occupa di approfondire, con ricerche e corsi di formazione, diverse tematiche riguardanti le marginalità sociali.
