una riflessione sulle accoglienze
Ieri sono andata all’incontro “Vivere per strada, morire per strada: volti e storie dei senza fissa dimora a Firenze” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Durante l’incontro sono state esposte delle cifre, dei 434 senza fissa dimora “censiti” dall’Associazione e sono state raccontate 3 storie di senza fissa dimora. Certamente si tratta di numeri che mostrano un fenomeno preoccupante. Credo però di fronte a queste cifre anche ribadire che il Comune di Firenze non è spettatore passivo.
Dall’11 novembre, quando ha preso il via “l’accoglienza invernale” è stata data ospitalità a 159 uomini e 90 donne Inoltre nel 2006, nelle varie strutture del Comune sono state accolte 1.112 persone. Di queste 1.112, il 43,2% sono italiani e il 56,8% stranieri. Per la grande maggioranza (899) si tratta di persone che non hanno famiglia. Per quello che riguarda la situazione sociale, sono soprattutto i problemi economici a spingere le persone verso una struttura 77%, per circa il 11% è una difficile situazione familiare, il 7% problemi sanitari e il 5% le difficili relazioni sociali.
Questo è quanto Firenze offre per i più bisognoso.
E’ poco, è tanto? Ovviamente è una questione di riferimenti. Se si rapporta a quanto offrono le altre città, io credo sia molto, visto che in valore assoluto corrispondono in valore assoluto, all’incirca, ai numeri delle città italiane più grandi, città che possono essere anche 10 volte Firenze. In rapporto al bisogno, mi rendo conto che è poco.
C’è però un aspetto su cui è importante riflettere, oggi il bisogno non nasce, o comunque nasce in modo marginale, all’interno delle città, ma per la stragrande maggioranza dei casi è la conseguenza di questioni che hanno una rilevanza mondiale: le guerra, l’uso distorto delle risorse, di dissennate politiche di sviluppo, di governanti che utilizzano i fenomeni migratori come merce di scambio per le loro trattative. Solo per fare un esempio, negli ultimi due anni a Firenze abbiamo affrontato due emergenze, che hanno riguardato cittadini eritrei, etiopi e somali, avviando progetti di inserimento sociale per circa 200 persone, che sono fuggite dalla propria terra. Progetti che hanno avuto un impatto sull’amministrazione, ma poco significativi sul bisogno complessivo, se come accade, da quelle terre partono molti cittadini con in tasca un biglietto destinazione un indirizzo di “Firenze”, è illusorio infatti pensare che Firenze sia in grado di dare una risposta a tutti.
E’ evidente infatti che le ingiustizie mondiali, non possono essere risolte da Firenze, come da nessun altra città ovviamente. In Italia ancora oggi oltretutto non abbiamo una legge organica sul diritto d’asilo, cosicché i cittadini con questo status possono trattenersi sul territorio, ma non hanno nessuna forma di aiuto a livello centrale. Una città può cercare di ottimizzare le risorse, può fare in modo che le strutture siano gestite nel miglior modo possibile, può far crescere le risposte compatibilmente con le possibilità dell’Amministrazione. Casomai c’è da riflettere su altro aspetto: se il bisogno nasce non all’interno delle città, ma fuori e nelle città si limita a manifestarsi, la domanda che dobbiamo farci è la seguente, poiché in molte città e nella stragrande maggioranza dei paesi non sono presenti i senza fissa dimora? Si tratta di luoghi che hanno risolto il problema? Evidentemente no, queste città, questi paesi hanno risposto, non offrendo soluzioni, pensando che il problema delle accoglienze degli ultimi sia un problema che non li riguarda. Per questo i “disperati” evitano quelle città, perché sanno che lì non troverebbero risposta.
Occorre quindi un cambio di impostazione, non è più pensabile delegare le politiche dell’accoglienza alle città che decidono di attivarsi in questo campo. Per questo è fondamentale che i comuni acquisiscano la consapevolezza che l’accoglienza è un servizio che non può essere attivato su base volontaria, quindi serve una riflessione complessiva per una politica complessiva di area vasta, dove ognuno contribuisce per la propria parte.
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