al Compa
Sono appena tornata dal Compa, che quest’anno è caratterizzato dal tema “La pubblica amministrazione dei cittadini”, dove ho partecipato a due convegni. Il primo ieri pomeriggio “Nuove tecnologie: nessun cittadino escluso” dove ho tracciato le linee del nostro percorso Della Rete Civica che abbiamo rinnovato lo scorso giugno;
- dell’eccellente risultato che abbiamo avuto con il bando del riuso. Un risultato che fa delle soluzioni people, quasi uno standard, visto che alla luce del bando riguarderanno 18 milioni di cittadini;
- del progetto che abbiamo in cantiere, che è quello di diventare parte attiva nel progetto One Laptop For Child.
Ho chiuso dicendo che per quanto il percorso per non escludere nessuno dall’uso delle nuove tecnologie non sia né univoco, ne abbia un punto di arrivo, come Amministrazione abbiamo chiaro il processo in atto: offrire il più ampio numero di servizi, che questi siano fruibili e vengano percepiti come utili ed economici.
Stamani invece il tema era quello dell’inclusione: “L’inclusione sociale: un posto per tutti”. È stata l’occasione per ribadire le azioni e i numeri di Firenze nel campo dell’accoglienza:
- Accoglienza giornaliera per 800 persone;
- servizio di accoglienza invernale per 140 persone;
- i progetti per rifugiati e richiedenti asilo;
- il centro diurno “la Fenice”.
Dei valori che in termini assoluti, corrispondono alle maggiori città italiane, che però in rapporto al bisogno, non sono mai sufficienti. Del resto è anche vero che non si può chiedere alle Amministrazioni locali di essere i soggetti che devono risolvere problemi che nascono solo marginalmente all’interno delle città. Nella stragrande maggioranza infatti il bisogno è la conseguenza di questioni che hanno una rilevanza mondiale: le guerre, l’uso distorto delle risorse, di dissennate politiche di sviluppo, di governanti che utilizzano i fenomeni migratori come merce di scambio per le loro trattative.
Da un lato quindi siamo consapevoli che noi non possiamo risolvere le ingiustizie mondiali, dall’altro sappiamo di avere delle responsabilità e per questo cerchiamo di svolgere il nostro ruolo nel miglior modo possibile, che per noi vuol dire ottimizzare le risorse e darsi come obiettivo il superamento dell’ambito puramente assistenziale, insistendo su quel tipo di interventi e rafforzare nei cittadini l’idea di un percorso di recupero della propria autonomia.
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