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Cittalia: incontro su marginalità sociali

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Ieri sono stata ad un incontro dal titolo “Le marginalità sociali. Un problema collettivo alla ricerca di nuove risposte. Spunti e contributi per la riflessione“.

E’ stato bello iniziare un percorso di analisi per vedere in maniera comparata su diversi territori e con diverse sensibilità tecniche come affrontare il tema tanto spinoso delle marginalità estreme. Fra i presenti vorrei segnalare, oltre al Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, anche gli assessori di Torino, Marco Borgione, e di Reggio Calabria Clotilde Minasi. Io ho portato l’esperienza di Firenze sia sotto il profilo qualitativo, che quantitativo. Nella analisi concordavo con i miei colleghi che la persona senza fissa dimora è solo l’aspetto più evidente della crisi della nostra società. Il problema del nostro sistema sociale è riattivare le relazioni fra le persone e farle sentire parte utile della società. Se non riusciamo in questo gestiremo sempre più emergenze, cureremo sempre più i sintomi, invece che prendersi cura delle persone. Durante l’incontro ho consegnato due pubblicazioni che allego anche a questo post: i dati delle accoglienze relative all’anno 2007 del Comune di Firenze e la ricerca Vicini Amici

Interessante è stato l’intervento del Professor Ernesto Savona che ha riferito come i dati europei sulla sicurezza delle nostre città siano stabili se non in regresso, mentre invece il senso di insicurezza sia aumentato. Con l’inevitabile conseguenza, purtroppo, di una diminuzione di diritti in quei cittadini che incutono paura. Ci ha parlato di una ricerca, che sta conducendo su alcuni municipi di Napoli, che studia come si interconnettono, attraendosi ed escludendosi, i temi della insicurezza, il disordine urbano e la partecipazione (collective efficacy). La conclusione sintetica e chiara è stata che sono 4 gli assi portanti su cui lavorare (4 S) per dare effettivamente realtà alla sicurezza: sociale, sanitario, scolastico e sicurezza.

Il Professor Giovanni B. Sgritta ha lanciato alcuni paradossi dicendo che si è avuta la dissoluzione dell’oggetto (povertà). La dissoluzione si è avuta non perchè non esiste più il problema, ma poiché esso è oramai multidimensionale e complesso. I bisogni di chi è marginale non sono mai semplici e momo dimensionali. Un esito di tale analisi potrebbe essere tornare a politiche unversalistiche dopo un periodo in cui invece si sono realizzate politiche settoriali e specifiche.

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